Premiati XIV° ed. – Sezione Poesia

1° PREMIO: “Sola tra mille cuori soli” – Oddi Maria Assunta
Sola tra mille cuori soli bambina sperduta nell’inferno
fluttuante orrore e gelo resti leggera come la marina schiuma
come un canto di perduta speranza.
Su artigli affilati a soffocare in gola con l’acqua ogni umana voce silente
nel guizzare dei pesci in profondità scivoli sull’abisso della notte.
Tra onde tempestose una barca di lamiera si fa spavento nei tuoi occhi spalancati e ciechi.
In quell’andare e venire nel moto incessante affamato di vita unico rumore il martellare
sordo del cuore pulsante nel petto acerbo.
Una bara navigante approderà sulla spiaggia deserta vuoto relitto senza pena.
Dov’è il caldo nido domestico?
Il mare infagottato nella sua coperta invernale si fa mostro pungente di ghiaccio.
Yasmine sogna l’oscillare di un giovane salice al sole cocente della Sierra Leone.
Al richiamo il debole chiarore lunare in punta di piedi scende ora le scale del cielo
incespicando nel buio a confortare il pianto.
Oh, voi sulla terraferma accendete il fuoco dell’amicizia per abbracciare la fanciulla ora
salva verso la riva.
Dorme dopo tanta dolorosa veglia un sonno denso dall’odore di fragole fresche sotto il
baldacchino del firmamento con lo stomaco pieno e l’animo allegro.
Nella quiete sogna la pastora di oche sulla terrazza fiorita d’affetti e sa che il mondo è
diventato il suo paese.
2° PREMIO: “Tu non mi vedi” – Marinita Denittis
Tu non mi vedi
O forse vedi un po’,
dall’occhio che resta,
che veglia sul giorno.
Ma io ti vedo intero:
sei universo,
sei buio e stelle,
sei tutto.
Infinito, per il mondo che prendi,
accartocci, trasformi.
Il tuo sentire non è poco.
Dire cose insolite non è poco.
Restano incise
in me e in te.
Sei il sole e le nubi nel mio cielo,
che è anche il tuo,
con sfumature
che non cogli,
ma che vibrano
quando parliamo,
quando scherziamo.
Cancelli i soliti giorni,
ribalti il mio affaccio,
mi insegni parole nuove
per un mondo diverso,
come dovrebbe essere il mondo,
mai tutto uguale.
A te non avrei rinunciato.
Sarebbe come dire
che non potrei esistere io
senza te.
3° PREMIO: “Ritorni” – Rosa Serra
Sono silenziose le pietre che salgono verso l’avita casa.
Dure le scale senza dolci braccia ad attendermi sulla porta.
Mi accolgono invece mute parole,
rimaste sole e sospese tra le mura nelle pieghe del tempo.
Chiudo gli occhi alla commozione e mi apro a un respiro profondo.
Persistono odori introvabili altrove.
Il grande camino, la vetrinetta di noce, i merletti inamidati.
Trame di un vivere semplice, mi ricordano chi sono.
Nella madia non più granaglie e farina.
Niente più pane. Niente più profumi caldi.
Niente più le mani nodose di mia madre, mai stanche.
Percorro confini fioriti di memorie, di abbracci, di ninne nanne
e valico ombre che attraversano stanze deserte.
Vado al cassetto rifugio di bottoni spaiati, di chiavi che non aprono,
di vecchie cartoline, di qualche moneta fuori corso.
È il cassetto nostalgico del non si butta niente.
È il cassetto rumoroso delle nostre cianfrusaglie emotive.
Accarezzo e sorrido al vecchio traballante tavolino,
deserto di quei libri del sapere,
che mi hanno condotta lontano da qui,
accompagnata da sguardi orgogliosi,
ma colmi di inestinguibile nostalgia.
Una coccinella gialla plana sul mio braccio.
Un filo di sole si insinua a ricucire gli strappi
e sul davanzale fiori che hanno resistito all’abbandono.
Hanno giorni nuovi i piccoli germogli, che hanno atteso il mio ritorno.
Forte e urgente mi riprende l’antico amore per questa terra
che ha plasmato la mia carne, la mia anima
e che non mi ha mai lasciata sola, là dove la vita mi ha portata.
Menzione speciale
• “Il Silenzio” – Nunzia Nista
Il silenzio urla
dolore nascosto
asfaltato, nero come
pece.
Nelle viscere si cela
si pietrifica nel
buio.
Caverna scura
senza uscita, un
labirinto che
non distingue
pareti.
Urla il silenzio
la mancanza senza
tregua.
La maschera sorride
al mondo per un
passato negato
e un presente cadente.
• “Infinito” – Nello Bolognini e Anna Elisa De Gregorio
Qualunque albero, farfalla o stella
dei tre regni in natura sfiori la mia strada,
so che è cosa quanto me finita,
separata dentro i suoi confini.
E mi sento parte delle tante parti,
compagno delle tante compagnie,
dove l’uno nell’altro ci si specchia.
In quei momenti semplici
mi pare d’essere in pace col mondo,
pur nell’ombra comune della morte.
Finché non si fa strada a tradimento
il concetto d’infinito.
E penso ai pensieri, ai sogni, a un sorriso,
al tempo, non oso dire all’amore,
tutto senza contorni, tutto senza fine,
così che il cuore comincia a trasalire.
E sempre di più preme il desiderio
d’ essere, con eccessiva imprudenza,
privo di margini, come le nuvole
sul tetto, addirittura
illimitato, come i numeri primi
come le domande sull’infinito.
• “Tormento” – Giuseppe Ciarlariello
Tormento per un tempo selvaggio
plagiato dalla brezza dei ricordi
di un’immagine verso un orizzonte
che scompare.
• “Piansi” – Giuseppe Coccia
Tra le coperte,
nel buio
della notte,
piansi.
Nella sofferenza
di una madre
piansi.
Nell’ umiliazione
di un padre
piansi.
Nella Passione
del Figlio
piansi.
Nell’abbraccio
alla Croce
piansi.
Nello sguardo
di un bimbo africano
piansi.
Piansi
Ininterrottamente piansi.
Sul ventre
di una donna,
piansi.
Per il calore
che mi donava,
piansi.
Sorrisi e Piansi.
Una lacrima
scivolò ai miei piedi.
Bagnò la terra
su cui poggiavano.
Terra arida,
da cui
spuntò un fiore.
Piansi e Sorrisi
PREMIO “RADICI E TERRITORIO”
“Tra Mucche e spray” – Marco Monaco
In un campo ampio, pascola la vacca,
l’erba è verde, la vita non la intacca,
ma nel cielo azzurro, una nube si forma,
un artigiano di sogni, la vernice trasforma.
Sul muro di un vecchio fabbricato,
un writer danza, il suo graffito è un canto,
colori vivaci, messaggi di vita,
mentre il mondo intorno sembra in fuga infinita.
Mucche e palazzi,
due mondi lontani,
uno è di pace, l’altro è di piani,
ma l’artista urla, cerca di farsi sentire,
tra strade abbandonate, si vede la libertà fiorire.
In mezzo all’asfalto, crescono le radici,
di chi vive e lotta, rompendo le notti,
e la vacca osserva, curiosa e quieta,
mentre l’arte sboccia, l’opera è completa.
Così, sotto il sole, tra colori e fumi,
si intrecciano storie, si abbracciano i lumi,
con mucche e writers, uniti nel verso,
in un mondo che cambia, sempre più diverso.

