Premiati XV° ed. – Sezione Legalità

1° PREMIO: “Sangue” – Costantino Piemontese

Come ogni forma di Vita, anch’io sono in movimento.

Ruotano i Pianeti coi Satelliti mentre Costellazioni e Nebulose viaggiano per il Cosmo infinito.
Sventolano le Chiome e oscillano i tronchi degli Alberi.
I Fiumi vanno verso il Mare, e la Lava scende dai crateri dei Vulcani.
Si spostano pure le Montagne; e scivolano perfino i Ghiacciai.
Insetti, Rettili, Pesci, Uccelli, e Animali -a due o più zampe- camminano, nuotano, volano, o corrono.

Io invece scorro. Per arterie e vene.

Vitale per gli esseri vegetali è la Linfa; negli Animali, e per gli Umani, il Sangue.
Sono Io che, circolando in ogni Umano, ossigeno e nutro le sue cellule.

Non ci sarebbe, però, vita senza il Patto di sopravvivenza collettiva che si fonda sul Diritto, che è l’insieme delle Regole che stabiliscono ciò che va fatto, oppure no, per vivere in comunità.
Il diritto all’esistenza d’Ognuno è pari al diritto d’esistere di Tutti, nel rispetto di tutte le forme di vita del Pianeta: d’Acqua, di Terra, d’Aria, e di Fuoco.

Che sia il fuoco dei fornelli, delle stufe e dei camini delle fabbriche; non quello di armi, bombe, missili e cannoni.
Perché gli Umani in guerra spargono il loro Sangue.

S’uccidono.

2° PREMIO: “In nome del male” – Alessandra Manfroi

La notte, qui, non porta riposo. Porta rumori che impari a distinguere con disarmata familiarità. Porta lunghi sibili luminosi, ondeggia tra i fragori delle esplosioni, boati assordanti dopo i quali aspetti una voce, un grido, un nome. Successivamente arriva il silenzio, denso, e dentro percepisci tutto l’orrore. Riconosci le preghiere che chiedono vendetta, ma nessuna preghiera può benedire la morte innocente, volere case sventrate, madri vuote, piccoli corpi avvolti in un lenzuolo. Hanno vestito il conflitto con discorsi altisonanti: la storia, la religione, il diritto. Chi vive qui non si riconosce più nelle ideologie, avverte solo il peso del cemento, la polvere nei polmoni, lo sgretolarsi della vita. La verità è che questa guerra non è iniziata con le armi, ma molto prima; quando abbiamo smesso di riconoscere l’altro come un uomo, quando il dolore è diventato un numero, una colpa, una giustificazione. È lì che la coscienza è arretrata, passo dopo passo, fino a lasciare spazio alla normalizzazione del male. Eppure, io non voglio imparare l’odio. Non voglio che entri dentro e consumi quel poco di umano che mi resta. Voglio credere che la pace sia una possibilità vera, ostinata, necessaria. Voglio restare vivo senza smettere di restare umano.

3° PREMIO: “Vite spezzate” – Giuseppina Curatolo

17 novembre 2023
Shahed Ahmed Al-Sawaf, una bambina di 5 anni a cui piaceva l’uva passa, uccisa insieme alla sua famiglia a Gaza City. Era una bambina con lo sguardo fiero di chi porta la dignità nel sangue.
29 gennaio 2024
Hind Rajab, una bambina di 5 anni uccisa dai soldati israeliani con 355 proiettili, un corpicino massacrato. “Ho molta paura. Per favore venite. Per favore qualcuno venga a prendermi” diceva la piccola Hind al telefono ai soccorritori della Mezzaluna Rossa.
15 giugno 2026
Rayan Bahaa Abu AL-Ajeen aveva 3 anni, era con suo padre, sparato alla testa con freddezza. Suo padre gambizzato. I soldati dell’IDF li hanno presi e trattenuti non per portare loro aiuto, ma per costringere suo padre a guardare il figlio morire dissanguato e non poterlo soccorrere.
Shahed, Hind e Rayan, tre bambini come i nostri, tre vite spezzate. Madri e padri distrutti dal dolore e dalla rabbia. Dov’è l’umanità? Il mondo ha smarrito il senso ed il valore della vita! Un genocidio in diretta e un silenzio assordante. Si era detto MAI PIU’. Ed ora, perché ANCORA? Stesse modalità, stessa propaganda, stessi mandanti. Un popolo distrutto, un futuro rubato e una terra sventrata.

Menzione speciale

• “Marcinelle” – Ferdinando Giammarini

Calète ᾽ngna li bbèstije
llè sótte a ᾽llu vidélle,
llè duve è simbre nótte,
ma nótte sénza štélle.

E settand’anne arrète,
scavénne lu carvóne,
᾽na bbótte accuscì furte,
cchjiù furte di nu tòne.

Nu gasse chi nin puzze,
si chjiame lu grisù.
E tutte ᾽mbahurite:
“Ajiùtece Ggisù!”

È l’ùteme paròle
chi dice ᾽lli cristijane,
chi quande ve’ cundate
lu cchjiù so’ italiane.

E moje, fije e cumbagne
chi piagne dispirète
pi chili minature
chi è mòrte suffuchète.

Pi ᾽nzi murè di fème
avije jiète a Marcinèlle.
E nòne pi murè
sénza né lune e štélle.

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